- diario della morte italiana -

(nello stupido orrore quotidiano)

Antibiografia

CHIAMATA DEL MONDO PER IL MONDO

 

 

 

Altra sarebbe l'Umanità, se i poeti fossero vivi.

E non parlo di Poesia, umanità in carta, no

io dico invece che saremmo portati via dai libri...

per effetto di quel Trasumanar che colse Pasolini

e che coglie anche noi che leggiamo il trasumanato.

 

Ex-carta, udremmo l'anti-macabra risata del poeta

contro chi ci vuole tutti morti, contro l'"Uomo dell'anno"

nutrito di passati stermini; quello che ha infine omologato

nell'effetto della moderna Disumanità il vecchio fascismo,

portandovi dentro anche noi che trasumanar tentiamo. 

 

continua

 

 

Scrivo da oltre 30 anni, oggi ne ho 46, e posso dire che come poeta non sono mai nato, oppure sono da sempre morto. Nell'arco di tempo della mia vita Mondadori e Debenedetti hanno sempre preso quasi tutto, e i piccoli editori non riescono a dare forma alla società. Succede quindi che i poeti pubblicati da questi colossi sono inoffensivi, o gli tengono gioco volutamente.

 

Se i poeti sono nati o non nati o vivi o morti dipende però anche dai poeti, che non vogliono essere più poeti ma solo dei compilatori di pagine destinate a certa morte sugli scaffali.

 

Troppi  poeti oggi non scrivono più ma si contorcono solo per cambiare pelle, come i serpenti, nel contesto sociale ipermaterialista e neobarbaro di cui fanno parte.

 

Vi sono poi quei poeti che appaiono nel mondo solo quando vengono chiamati dall’UNESCO, magari nel Giorno della poesia, e urlano dalla spina dorsale parole come "prendi il mondo-palla di cera e plasmalo" o una cosa simile, e poi tornano strisciando nel Giorno Medio dell'Antipoesia. Questi non sono terribili e adattabili serpenti ma vermi mimetici, anche simpatici.

 

Oggi però la temperatura della barbarie ha quasi superato i 4 gradi, dicono i ricercatori al Convegno di Lima, e se la poesia è vera non ama bollire all'inferno ma anzi spinge il mondo nella direzione opposta, verso l'armonia, la freschezza, la lucidità.

 

E voi che siete clandestini e carogne rabbiose, perché non rispondete? voi poeti paria che abitate non mimetici e non adattati al di sotto del gran mondo editoriale, voi apolidi squamosi. Voi la cui specie potrebbe somigliare ai luminosi mostri degli abissi. Mostri comunque poiché deformati dalle tenebre, proprio come quegli altri, i primi, sono gonfi per troppa luce.

 

Non è professando gran vita luminosa nella vostra abissale poesia nascosta che potete dirvi vivi, se nemmeno un vostro respiro o movimento da bestia anonima viene portato in seno al mondo che continua rotolando lontanissimo dalla poesia e da voi, triturandovi fatalmente in sé.

 

Per questo io dico che siamo tenuti a rispondere a quella chiamata che in fondo conosciamo bene e che sempre più coincide con quella chiamata di soccorso del mondo ormai stringente... quel mondo da cui la poesia è nata proprio come noi siamo nati, fisicamente ma non ancora nella coscienza del mondo.

 

Non potevamo non nascere poeti in un pianeta così inteso all'armonia e alla bellezza che sono Grazia; nati nella sublime specie dell'Uomo, teso per natura alla lucida coscienza della Grazia.

Ma che tale Grazia esista solo fisicamente, quasi come nudo paesaggio, nudo profilo umano e non ancora nella coscienza, questo si vede a colpo d'occhio quando guardiamo il mondo con l'intenzione di guardarlo e allora da una piccola collina scendiamo fino alla minima pianta, al piccolo animale che trotterella nella notte o dorme nel giorno, ecc. ecc.

 

E' da questo millenario senso di Grazia che viene oggi la fame di Grazia, il richiamo al soccorso dell'uomo corrotto, resosi minuto oggetto in mano d'altri, o in propria mano.

 

Urlo alzato dalle moderne società come dal pianeta intero, un identico urlo...

 

Società affamate di Grazia che, in pochi decenni di non-poesia, o di Poesia che è stata quasi del tutto sradicata nella logica commerciale e per volontà non fatale del Dominio, sentono bestialmente l'avanzare del deserto che ingloba la verde collina, proprio come il gregge sente l'incendio... il divo deserto che bruca ogni Grazia

 

La Poesia fu uno dei primi segni di questa apparizione di Grazia all'interno dell'Uomo

Il commercio - i suoi film schematici, la sua musica vuota, i suoi social angusti, i suoi videogiochi letali, le sue droghe, i suoi farmaci, ecc. - è tutto un tradimento. Una apparente madre che lascia l'Uomo solo e inginocchiato davanti alle proprie lacrime, o al proprio volto prosciugato da dentro, e allora l'invocazione di soccorso avviene a gran voce ma con una voce inaudita, che non sembra umana ma quasi parallela all'umana voce:

"Vogliamo quella Grazia che il mondo ha saputo coltivare pur nell'ignoranza e nella pestilenza 

Ricorda le tue primitive grotte, Uomo, quelle pareti che hanno ricevuto le palme delle tue mani bagnate di colore.

E poi il progresso di quella Grazia

in tavole sacre realizzate con pittura ad uovo,

in cupole rotte da cieli dipinti,

in tele di lino che tu hai perfino strappato e bruciato per protestare contro te stesso-mostro! 

Ricorda gli schizzi di colori puri del pittore moderno 

e i marmi resi morbidi dagli antichi e recenti scultori

e le musiche sublimi, in flauti contadineschi o tromboni ufficiali

e i lamenti del pianoforte alla luna, cui rispondono gli squilli dei violini

e le fini misure degli architetti che disegnano ponti tra noi e gli uccelli

e i danzatori che ricadono in forme di cigni

e la poesia che si protende nel gesto, come fontana, e l'hai chiamata "teatro",

oppure si dà su una pagina chiara in un solo rivolo, e l'hai chiamata "verso"

perché tu, Uomo, un tempo eri padrone della Grazia

e sapevi darle un nome, che era pensato per il tuo prossimo"  

Guarda... alti sul loro fiume di pianto umano, che è parallelo alla felicità omologata, degli uomini chiedono Grazia, chiedono Poesia. Chiedono Poesia anche nella forma ritmica dello sport, nella forma metrica della scienza. Alcuni la chiedono nel salvataggio delle balene, in una petizione contro un programma televisivo, o spengendo la televisione! 

 

Chiedono, insomma, che i poeti affermati lascino gli editori della casta e scendano dagli scaffali mortuari per ritrovarsi nel mondo! E chiedono che i poeti clandestini e rabbiosi, quelli che rifiutano lauree e premi, cessino i loro atteggiamenti da narcisi, i loro fiori del male appassiti e tutta la cara volontà vintage di non stare al gioco! E chiedono che le mani da penna si spacchino nel sangue, e che i poeti siano come bestie da tiro!

 

Gli Uomini chiedono, di diritto, quella Grazia che non è di proprietà dei poeti ma è per tramite dei poeti... affinché si lotti la viva lotta per la vita, si traini tutti insieme questa pesante soma...