L’arte nella scarpa

Aggiornato il: mar 25

Il mio essere fiero e indisciplinato mi ha reso lo scrittore che sono, con decine e decine di opere accatastate negli angoli più bui della casa.


Fiero perché non ho voluto mai pagare per pubblicare, e indisciplinato per lo stesso motivo.


Ma ciò arreca danno non a me, che non voglio diventare un altro libro su uno scaffale, bensì agli editori, che finora non hanno ricevuto da me neanche un soldo bucato.



***


Il mio maestro cinese di tai chi, sette anni fa, quando ho inizato l'arte del tai chi, mi ha insegnato che praticando con il mio specifico corpo (quale esso è) e con la mia specifica mente (quale essa è), ovvero valutando nell'oggi (l'oggi di cinque anni fa) e proiettando nel tempo gli elementi che mi compongono  e che determinano il mio grado di agilità, elasticità, forza, grazia, ecc. così come il mio grado di comprensione, determinazione, costanza, praticità, ecc. sarei diventato maestro in dieci anni. Dieci anni. Oggi, nel 2020, se i calcoli furono giusti, posso affermare che fra tre anni sarò maestro. Lo posso affermare senza dubbio in quanto da allora fino a oggi ho proseguito nell'arte senza perdermi, senza interrompermi, né modificando o avendo subito modifiche sul piano di quegli elementi corporei e mentali in base ai quali sono state fatte le dette proiezioni sulla mia persona. Posso dire infatti che mi sono conservato uguale o molto simile, a parte qualche anno in più e una muscolatura più sviluppata che mi rende più ampio nel petto e nelle spalle. A questa lieve modifica tuttavia compenso con una maggiore robustezza di gambe. Anche l'ernia alla prima vertebra bassa (L5S1), che per alcuni periodi mi aveva impedito di allenarmi, negli ultimi anni non si è più manifestata, e questo anche prova che il mio corpo si è assestato nell'arte quanto la mia mente si è organizzata nel controllo del problema. In questi anni ho continuato con costanza l'allenamento, e l'ho anche ampliato imparando e praticando, ormai da circa tre anni, un'altra forma (modello, sequenza) di tai chi e due nuove forme in altre discipline affini. Le quali forme sono sempre in via di perfezionamento, ma del resto così è sempre, anche con ciò che conosceremo magistralmente. Oggi posso dire che chi vuole imparare da me non potrà imparare le stesse cose al mio livello se non facendo un percorso simile. E questo percorso non si può abbreviare, a meno che il novizio non abbia innati elementi corporei e mentali superiori ai miei. In ogni caso nessuno può derogare dalla pratica, e tale regola non ha eccezioni. La pratica e l'arte sono identiche, e il genio e il talento e l'intelligenza e l'agilità migliore e ogni altra dote possono solo fare in modo di rendere la pratica una quetione di eccellenza, ma non di evitarla. Chiunque si cimenti nella pratica non potrà comprendere l'arte senza la dura pratica dei mesi e degli anni. Chiunque abbrevi il prercorso fisico, sviluppando prima di altri la muscolatura, il respiro e la dotazione fisica adatta e migliore - anche prima di me quale insegnante che non sono - tuttavia non potrà di molto abbreviare il pecorso mentale, che necessita di un tirocinio diverso, di un allenamento contestuale ma anche fatto di profonde riflessioni, approfondimenti su testi anche inediti, letture varie e studi pratici e teorici di ogni sorta. Ad esempio, è grazie alla mia riflessione empirica sui testi della magia daoista, che parlano di "cinabri", "cieli interni", "rivoluzione celeste"... che ho capito come "far depositare" il Qi quanto basta per innalzarlo al cinabro intermedio, sebbene la questione dei cinabri sia ancora criptica e oscura ma forse un domani, quando sarò maestro, la comprenderò totalmente e saprò muovere il respiro-Qi ancora meglio. Forse, più del percorso corporeo, è comprendere il "discorso" della linfa vitale il nostro scopo. "Linfa vitale" non è una frase idiomatica del tai chi, che i cinesi chiamano Qi e basta. In ogni caso, la traduzione dal cinese usa frasi quali  "soffio vitale", "energia vitale", "respiro in azione (Qi gong)", e non il termine "linfa". Il respiro:         "dilata il corpo e lo brucia e lo trasforma         - “puoi respirare come un neonato?" Io uso il termine linfa per vari motivi, in primis perché il tai chi si pratica meglio tra le piante. Io credo sia quasi impraticabile in una palestra o in un ambiente di cemento, tanto per esemplificare. Il  respiro che fluisce nel tai chi, il cui scopo è proprio il flusso di respiro, è a mio avviso paragonabile alla linfa e al flusso di questa dalla terra alla cima, che è lo scopo dell'arte di essere pianta, se vogliamo dirla così. Ed è un'arte alquanto magica, tanto che ancora oggi l'uomo non è riuscito a spiegare come faccia una sequoia a portare la linfa dalle radici alla foglia più alta. Capillarità, osmosi e traspirazione non sono spiegazioni sufficienti. La linfa è una sintesi di acqua e zucchero, quest'ultimo viene aggiunto dalla pianta all'acqua raccolta dal terreno. L'acqua scorre nel mondo, la linfa scorre nell'alburno della pianta e la vita scorre in noi in varie forme, acqua, sangue, respiro, energia, ecc. Il Fluire è quindi lo scopo, è lo scopo dell'arte di vivere, potremmo dire. Al fluire esterno noi aggiungiamo il nostro fluire e via dicendo. C'è insomma una vita del mondo che noi facciamo nostra, a cui noi aggiungiamo noi stessi, ma questa stessa vita generale è il nostro ambiente. Per questo mi sembra impraticabile astrarre dal fluire del mondo, e cioè dalla natura, che è fluente per eccellenza, un'arte come il tai chi. Tuttavia lo si vede spesso praticare nelle palestre, in quella sorta di pace ovattata e su certi pavimenti lisci o tatami che bene si prestano all'intimità del raccoglimento, ma che non restituiscono il fluire con il fluire. In questo senso il concetto di soffio vitale non esiste solo nel tai chi ma può darsi anche in altre discipline dell'uomo in cui il controllo del respiro si rende necessario. Tuttavia, io credo che il Qi sia un concetto piuttosto specifico dell'arte del tai chi, anche postulato scientificamente, oltre che magicamente. Il tai chi è scienza e magia al contempo. Del resto, come ci insegna lo storico delle religioni rumeno Mircea Eliade, la chimica è una scienza che nasce dalla magia trasformatrice di metalli. Ripeto dunque questo mio verso: (il respiro...) dilata il corpo e lo brucia e lo trasforma Tornando all'approccio fisico e all'approccio mentale, coi loro percorsi simultanei, legati e separati, possiamo dire che a parità di muscoli, respiro e flessibilità nei praticanti, tuttavia non si avrà mai una parità mentale tra di loro, a meno che per un caso fortuito le personalità non siano identiche o con identiche percezioni. Ma esistono persone identiche? O persone in grado di percepire una cosa nello stesso identico modo? E' alquanto improbabile poiché se la materia del tai chi è eterea, ideale, filosofica, etica, estetica, magica, scientifica e spirituale, il dispositivo cognitivo dei praticanti sarà tanto più ampio e quindi suscettibile a approcci e percorsi diversi. Abbiamo assodato, dunque, che i praticanti sono tutti diversi, come i lettori di un libro. Questo è un punto che un maestro deve considerare sempre quando si relaziona con gli allievi. Gli allievi possono quindi essere più o meno esperti o maestri loro stessi. In quest'ultimo caso i maestri comprenderanno meglio i maestri, anche se di discipline diverse, dato che vi è un elemento comune a tutte le arti, tra le marziali come tra le "belle arti". C'è un elemento comune tra la pittura e la danza, tra il cinema e la musica... e se affermassi che vi è un elemento molto comune e addirittura identico tra la scultura e il tai chi non sbaglierei, anche se chiunque penserebbe che sono matto. Tra il tai chi e la scultura vi sono almeno due elementi identici : la volontà di scolpire e la pratica fisica dello scolpire. Potremmo anche vederne un altro, molto michelangiolesco e neoplatonico: la lotta tra spirito e materia. Una lotta con la materia che nel tai chi è forse superiore a quella di chi da un blocco di marmo ricava delle figure. E c'è l'elemento del grezzo che diventa liscio, e del corpo dello scultore che s'infrange sulla pietra. Il lavoro di scultura è del resto comune a tutte le arti. Un ballerino non è forse una scultura? Ma è una scultura sia per la pratica corporea che lo rende tutto muscoli e tendini, e duro come il marmo!, sia per il fatto che questa scultura corporea a un certo punto perde quasi di vista se stessa, quando la ballerina diventa maestra, e l'arte s'impossessa dell'uomo e lo nutre come la linfa l'albero. Vi è una scultura interiore, invisibile, data dalla volontà di scolpire il carattere, allenare l'anima, la cultura ecc. Scindere la linfa dall'albero è impossibile come scindere la vita dall'arte, a quel punto. Ma anche nell'essere albero, se vogliamo, c'è un punto in cui l'albero è albero, o l'albero è ancora novizio, non ancora albero. Quando l'albero che è un maestro della sua essenza non possiamo spezzarlo con le mani, a meno che non siamo maestri nella terribile arte della distruzione manuale degli alberi. In genere ci vuole la sega, mentre per i "non alberi novizi" o "aspiranti alberi" possono bastare delle mani ben allenate. Faccio questo esempio perché io stesso ho spaccato a manate dei piccoli alberi tagliati dai potatori e lasciati sulla strada, ormai morti. Gli alberelli aventi anche sei  centimetri di diametro si possono spezzare a colpi di mano aperta senza troppo sforzo e senza allenamento, ma con l'allenamento tutto cambia.  Tra l'uomo e l'albero vi sono non poche differenze, ma meno di quanto crediamo. L'albero, anche quando non deve puntare al cielo per avere luce, cresce dritto e non in diagonale per una precisa volontà: evitare che il vento lo abbatta, o che lo abbattano gli animali, o una frana del terreno.  Ora, come si vede, sia la posizione eretta nella lotta, o arte di vivere, sia la traspirazione come spiegazione del flusso linfatico, o respiro vitale, sono elementi comuni tra noi e gli alberi. D'altronde, anche noi traspiriamo. sii respiro nel ventre, sede di calore e pulisci tendini e muscoli con vapore; e suda, così, con silenzioso Agire e urla, per rompere questo tuo Silenzio, batti il tallone sulla terraferma, scuotila! La pratica fisica affinata nel tempo è già metà conoscenza, (e anche questo ci accomuna agli alberi), l'altra metà appartiene invece alla sfera della comprensione umana per antonomasia: il pensiero.  Il pensiero di un novizio molto intelligente può intuire senza strumenti alcuni elementi dell'arte, ma l'intelligenza non è l'arte. L'intelligenza è anzi ingannevole, se non viene controllata dalla pratica. L'intelligenza ci fornisce dei buoni spunti nella pratica e nella teoria, ma la pratica contraddice sempre l'intelligenza. L'arte è una cosa più pratica di quanto si creda oggi, in questo mondo di teorici dell'arte. Per questo un intellgentissimo novizio può tener testa al più "stupido" maestro, ma anche il maestro meno perspicace sarà almeno mille volte superiore al novizio. La pratica è una forma di intelligenza a sua volta, che si alimenta dell'intelligenza cerebrale pura e la contrasta. L'arte non è solo la pratica pura, orba di conoscenze, dati, informazioni, sapere teorico ecc. altrimenti sarebbe uno sterile copiare i maestri o una strada senza sbocco conclusa nell'allenamento fisico e nella ginnastica. E' così che corpo e mente, infine ,si rivelano una sola cosa, e ritornano uniti, amoreggiando e osteggiandosi. Perciò chiedere allo spirito di liberarsi del proprio corpo sarebbe come chiedere al corpo di liberarsi della propria carne. Il pittore che si è liberato del colore ha squarciato la tela, l'ha bucata, l'ha bruciata e questo è stato il suo percorso artistico: "Qi è Respiro non perduto, afferrato, soffio che muove il fuoco (...) e la gru che apre le ali... tutto dentro una minima Arte, immensa Espressione di chi torna così al puro uomo originario, e rilascerai nell'aria il tuo Dolore e il tuo Nome finché, così spossessato, così impoverito, così fuso con la natura, sarai felice e trasformerai finalmente il respiro in Qi  *** Tornando al poeta, al narratore, allo sceneggiatore, al drammaturgo che io sono, artista come io sono per migliaia e migliaia di pagine scritte in trent'anni di pratica ( la mia prima poesia mi è venuta a tredici anni, la mia prima raccolta a diciassette). Poeta per almeno mille poesie superbe, su tremila.  Narratore per almeno due racconti forzuti, su cinque. Sceneggiatore per quei miei due testi eccellenti e un altro in arrivo, e per altri due molto validi ma sospesi. Drammaturgo perché lo sono stato, con sei opere teatrali molto valide, e altre tre da rimaneggiare. E poi ancora: alchimista della musica, non ancora musicista, lontanissimo dall'esser maestro, forse fra vent'anni! Detto questo, posso ora affermare che di certo in una di queste arti sono già maestro. Benché noto solo a me stesso. Ma abbiamo davvero bisogno degli altri - dei critici laureati, che spesso sono anche lettori ingaglioffiti nel professionismo ed editori cinici -  per giudicare la nostra arte in modo imparziale?  E se il critico d'arte fosse parziale? Se non avesse alcuna intenzione di promuovere chi non offre nulla al mercato? "dalla Pratica fatta Arte una sfera di Energia Vitale dalla materia del corpo salirà dal passato al Presente e dal ventre molle al cranio duro, e la scatola quadrata della vecchia mente con dentro la forma del vecchio Destino fatto di millenni, pesi e nomi soffiando svanirà nel vapore, e il corpo sarà trasparente dopo esser stato solido dov'era molle e vaporoso dov'era solido; e qualcuno forse ti vedrà, quel giorno stabilito dal tuo Tempo interiore, dove tutto sarà come increato e postumo e il tuo cuore sarà calmo e le mani saranno spalancate dal respiro e la fronte sarà la fontana e ogni osso vecchio sarà tornato verde, e come vento improvviso tra gli alberi immobili il tuo movimento sarà lentissimo e velocissimo e sarà percepibile fuori dall'indicazione del Maestro, del Libro, e sarà brezza nata dal tuo Vuoto, dalla tua Mancanza di ostacoli, dal tuo Anonimato" (...) Quando sarò maestro nell'arte, darò al mondo cose che in modo splendido posso affermare saranno comprese solo dai maestri. Posso anche fare qui una provocazione e dire che se dovessi fare dei film, questi sarebbero vietati. E non ai minorenni, ma a quei maggiorenni che non sono abbastanza eruditi nell'arte, o non sono adatti né inclini né intelligenti per avvicinarvisi.



"Vietato a chi non è abbastanza erudito o pronto", questo sarà scritto come divieto.


Parole dure per coloro che saranno riprovati, e cioè la maggioranza. E tutti i maestri allora rideranno dei mediocri che ora ridono di loro.  L'inetto smetterà di ridicolizzare l'abile. L'ignorante diventerà man mano erudito, come stava succedendo nel mondo prima che questo fenomeno non venisse controllato dal potere. La conoscenza del mondo passerà attraverso l'arte, che ritornerà in mano ai maestri, che sono i più alti in grado. Anche scienza e tecnologia saranno riviste, nell'ottica di un uomo nuovamente artista. Questo significa che i dittatori di ogni risma, e i potenti, e gli affaristi e tutti coloro che detengono il Potere del Distruttivo Cinismo attuale (che si potrebbe anche leggere P.D.C, e cioè Partito Democratico Cattolico) avranno ruoli riposizionati all'interno del nuovo potere, che sarà affidato a dei puri maestri e quindi non sarà un potere con i connotati tradizionali del segreto, della trama, della brama, della violenza, della conservazione, ecc. Per fare un esmpio, è come se le cure del pianeta fossero affidate a Emily Dickinson. Poetesse e poeti come lei riuniti parleranno, e sarà questo uno dei parlamenti migliori del nuovo mondo. E i Pasolini saranno finalmente ritrovati e ascoltati, e applicati in politica. I Mircea Eliade i nuovi maestri delle Chiese. Vi saranno dei test, chi non li supera non potrà proseguire il lavoro di questi e altri maestri. Qualcuno potrebbe con obiezione definirla "la costituzione di un nuovo regime". Sì, vi sarà un nuovo regime: "il regime dei maestri", ma come ho accennato sopra non sarà inteso alla violenza bensì alla giustizia. In base a quest'ultima, quindi, una volta messi ai ferri i grandi criminali in giacca e cravatta, ecco che il candore fanciullesco e anziano dei maestri rigenererà in poco tempo il mondo. Se sarò ancora vivo e sarò riconosciuto maestro, o anche un "degno seguace con accesso al credito culturale" (e non al "credito economico", dato che non vi saranno più uomini distinti dal denaro - grazie alle nuove politiche) , allora mi divertitò, perché sarò particolarmente dispettoso e cattivo. Stabilirò le mie condizioni. La prima: "solo chi sarà approvato da me o dai miei seguaci-con-accesso- al-credito potrà accedere alle mie opere". All'inizio solo in pochi potranno bearsi dei miei frutti, ma più avanti saranno molti di più per via della crescita culturale (altro termine mutuato dall'economia -  "crescita economica" - di cui non avremo più bisogno, grazie a maestri che furono poverissimi come Sandro Penna e quindi ai suoi discepoli, che saranno tesorieri degli Stati). Ad Alda Merini ed Ezra Pound, ovvero ai loro seguaci ministeriali, sarà affidato il ministero della  sanità.  In realtà non vi saranno neanche più minsteri, ma tavole rotonde all'aperto, e questo anche grazie al maestro Kafka.


Se penso a chi pubblicherà mai le mie opere, beh, quel giorno gli editori faranno la fila. Ma non invieranno più lettere come me ne inviarono: volte a convincermi a pagare, di cui un giorno o l'altro puibblicherò il carteggio: Editori Riuniti, Manni, Campanotto editore, dove la parte economica della lettera è addirittura scritta a penna.  Riproverò gli editori e i produttori che conosco per la loro furbizia e venalità, per la loro complicità col vecchio potere, e abbraccerò quelli che si distingueranno per erudizione e coraggio. Non vi saranno mai editori di regime, perché il regime dei maestri non sarà un regime nel senso comune, ma una dieta del mondo. Dicevamo quindi che solo gli editori e i produttori eruditi potranno divulgare le mie opere, ma se non ce ne dovessero essere di "imprenditori" così fatti (dei non-imprenditori), allora vorrà dire che non avremo bisogno neanche di passare nei vecchi ingranaggi. Pubblicheremo e distribuiremo le opere magistrali secondo nuove regole di edizione e distribuzione. L'arte fittizia e mediocre sarà messa al bando, e coloro che si reputeranno "maestri messi al bando" potranno fare ricorso ma solo portando elementi convincentisulla loro maestria. La "tavola rotonda degli inascoltati" li ascolterà, e tutto il mondo potrà bearsi del procedimento legale, che sarà trasformato in dibattito culturale mondiale. I Tarantino, i Von Trier e i Muccino, tanto per fare alcuni esempi, dovranno provarci che la loro arte va oltre l'Infantilismo, il Malinconismo e l'Americanismo che rispettivamente li contraddistingue, elementi questi che sono oltre che mediocri anche degenerativi e diseducativi per l'Uomo.  Gli avvocati che vorranno difenderli dovranno essere molto più eruditi nelle arti che nel diritto. 


Solo in pochissime librerie, o forse in una sola, io offrirò alla consultazione le mie raccolte di poesia. Appariranno su uno scaffaletto chiuso a chiave e sotto vetro, per vietarne la consultazione a tutti, e solo chi supererà il test da me congegnato potrà fruirne. Questo avverrà negli orari e nei giorni in cui tutti lavorano. Anche i maestri dovranno sacrificarsi per leggere gli altri mestri, senza sconti per nessuno. Per il teatro e il cinema, il pubblico approvato potrà entrare in sala ma solo ad orari non borghesi né popolari, quando i professionisti sono molto attivi e i lavoratori lavorano. Chi crederà sacrificherà la pausa pranzo. Custodiremo la vera arte in un regime severissimo, più ostico e sicuro di quello delle banche. 

***

Tutti potranno diventare maestri o come seguaci degni accedere al credito culturale, che non sarà mai confuso con il successo, dato che i loro nomi resteranno più possibiolmente ignoti. Tra tutte le arti e tutti gli stili, le scuole e le correnti, vi sarà comunque un filone riconosciuto più utile alla dieta del mondo, a cui per questa ragione si darà più spazio finché l'Uomo non sarà risanato. L'arte dei maestri più salubri sarà quella sublimemente realista e sublimemente fantasiosa o simbolista. Il realismo contemporaneo vero ( Virzì, Rovere e soprattutto tant anonimi) sarà finalmente liberato dalla confusione con il naturalismo impostore di questi ultimi anni ( Garrone, Lucchetti ecc. per il cinema, De Cataldo, Ammaniti per la narrativa, ecc.). Allo stesso modo il vero fantastico sarà liberato dall'infantile fantasy e dal filone dei supereroi. Credetemi, l'infantilismo è talmente problematico oggi che bisognerebbe creare, come quello anti-mafia, un dipartimento anti-infantilismo. Beninteso che nessuno sarà eliminato, nememno il tronfio uomo infantile o il tronfio malinconico/depresso, ma a queste persone malate sarà data la possibilità di curarsi. Che forse si risolverà in Tutto l'amore che non hanno mai avuto. L'amore, ovviamente, sarà demistificato e de-istituzionalizzato, liberato dalla professione pretesca e dalle lacrime televisive, per esser ridato al mondo in forma nuova, ponderata e umile, naturale. Sarà anche redistribuito, come il denaro. In questo senso i David di Donatello non andranno tutti al suddetto Matteo Garrone ma anche ai poveri, tra questi penso a registi validissimi quali Alice Rohrwacher, Giorgio Diritti, Vittorio Moroni e altri che essendo anche più "anonimi" come posso ricordarne i nomi?  Ai maestri le cui opere sono umili ( ecco che ritornano quindi gli anonimi, come i nuovi trionfatori), ed efficaci sul piano della diffusione dell'umiltà, sarà affidato il ministero dell'Umiltà. Il nome del ministero potrebbe essere "Umberto Saba". Chi potrà accedere a questo ministero saranno solo coloro che conoscono la poesia della capra, tanto per fare un esempio su come funzionano i test della Nuova Cultura ed Erudizione. Quella capra in cui il poeta Saba si rispecchia, il cui belato coincide con il suo dolore. Mai versi sono stati più umili! E in quanto a malinconia/depressione, seppure Saba ne fosse affetto, questa non si impose mai al mondo. La capra di Saba entrerà nei libri scolastici, e proporrei di mettere una capra sulla copertina. Altro che la cavallina storna di Pascoli! Mai versi sono stati più rozzi. A proposito dei "poeti dell'obbligo", quei tre italiani ottocenteschi che tutti conosciamo, ebbene posso anticiparvi che saranno studiati per ciò che sono. Al fascista, snob e retorico D'annunzio tochherà certo la sorte peggiore. Del resto, nella nostra dieta salutare non dovranno esserci cibi così stantii. Faremo posto al valore e al merito sia umani sia artistici. Di ogni artista sarà dato anche un ritratto biografico, poiché nessuno sarà maestro nascondendo se stesso. A questo mondo che ha bisogno di Trasparenza daremo Trasparenza. Al mondo che ha bisogno di uscire dalla rozzezza toglieremo come il rozzo Pascoli molti altri. Ma come ho detto non sarà un'epurazione poiché il nuovo mondo non sarà nuovo se non sarà salvato dalla violenza. Una specifica e aperta valutazione sulla dimensione artistica dei propri maestri prnderà il posto dell'ignoranza violenta dei molti editori e produttori attuali. Di certo l'allegro,violento Tarantino non sarà contento di uscire dal Paradiso insieme con il depresso Von Trier. Quella malinconia astratta e cerebrale degli artisti, che rende celebroleso chi se ne fa discepolo, avrà dura battaglia, come tutto ciò che è accidioso e vizioso, e perverso nel suo molle crogiolarsi. L'arte ritornerà ad affermare la vita e la realtà ( pure nella tristezza e nel dolore), contro questa onda immane di cadaverica mollezza e di irrealtà inveterata in un quasi dogmatico irrealismo. A cui del resto anche gli stessi artisti dei Cahiers du cinema l'hanno ridotta. Dibattiti veri, stroncature sonore faranno vibrare l'aria. L'umile e reale luce umana, che è fonte e garanzia di salute collettiva, illuminerà tutte le sedi preposte all'arte e uscirà incontenibile fuori da quelle finestre. Anche le peggiori televisioni ne saranno ripulite. I sontuosi vermi si contorceranno nelle loro cravatte. Le donne-vermi nelle loro gonnelle. Saba, Penna, Gatto, Vigolo, Caproni e tanti altri maestri non hanno mai ricevuto riconoscimenti facili, né si può dire siano mai stati davvero riconosciuti se oggi questi nomi, già a pochi decenni dalla loro morte,  suonano ignoti a molti, e sicuramente ai nostri ragazzi. La cultura consumistica li ha spazzati via in pochissimo tempo. La televisione li ha sostituiti con falsi intellettuali urlanti e altri mostri, compresi i bravi cantanti ragazzi che volano da X-factor e altri format simili. Ah, quanti ne produrranno di questi FORMAT se non giungerà presto quel giorno, quel giorno in cui non vi saranno più "formattazioni culturali"; e spariranno anche le guide rosse dei festival con gli attori blasonati, con i conduttori abbronzati, ecc. Ogni uomo prostrato nel denaro e nel potere sparirà, o tornerà umile, e per questo buon per lui potrà essere riamato da qualcuno. Ogni grande maestro ha compiuto questo percorso di riappropriazione di sé nell'umiltà, e per questo anche il mondo lo compirà. Insieme con il Saba della capra potrei citare il Pasolini di Trasumanar, che quasi smette di esser poeta per diventare un compilatore di verbali, di bollettini, un facitore di annunci e frasi apodittiche "strampalate". Come Ginsberg che comincia a cantare poesie-mantra buddiste, o quel "pazzo" di Pound. E in questo solco di umiltà e realismo ecco che ripartirei proprio dalle poesie-liste-mantra di Ginsberg, registrazioni in automobile, squasmosi grumi di appunti. Perfino il nobel alla poesia Eugenio Montale divenne maestro quando smise di essere quel premio all'ermetismo che era e si convertì, da linguista puro e prezioso, a poeta quasi prosaico, dialogico.  Fu in quel momento che la sua vecchiaia diventò fanciullesca, da maestro anziano rinato. Se volete sapere quale opinione ho dei veri maestri, è questa. E' cioè tutta nell'idea che chi è davvero grande può uscire dalla lingua e abbracciare il suono, quindi la strada, la terra, la realtà, la natura. Vi sono molti esempi che potrei fare dove gli artisti - poeti, narratori, pittori, scultori, ecc. - lasciano l'arte come sistema, come prigione, per qualcosa di diverso, che tuttavia è arte, ed è il vero approdo.  Diventati fluidi pur conservandosi coscienti, non automatici, non flussi inconsci, la presenza di questi artisti sulla Regola linguistica, sulla Disciplina, sulla Tecnica - ormai benissimo apprese - si sfalda, fonde, muta... e allora raggiungiamo quel qualcosa, e non sappiamo bene cos'è, tanto che crediamo non sia poesia, non musica e neanche grammatica corretta... e allora un po' ce ne pentiamo, perché ci sembra di errare, di fare errori, e ce ne vergognamo pure, e quale editore potrebbe mai comprenderci, mentre invece, se potessimo vederci, così abili, e se potessimo leggere quello che scriviamo.... Il mio maestro di tai chi diceva che bisogna osservarsi nello specchio, mentre si pratica. E' anche utile videoriprendersi e osservare il filmato. "spostati, sposta il respiro dalla bocca all'addome, dietro l'ombelico, e da questo alle punte delle dita, a poi al petto, e da questo al piede e fin sulla testa, condotto da Volontà, guidato da Abbandono;" Nel tai chi quando la mente non è "vuota" come dovrebbe, ma piena delle nostre paure o del nostro zelo messi nell'arte stessa, o quando pensiamo ad altro, tutto è perso; la pratica cessa di essere allenante e l'arte va a farsi friggere. O perché non stiamo più nell'arte o perché ci stiamo troppo, compiamo lo stesso errore. Il vero buon nulla è un vuoto ricercato, è conseguenza dell'arte stessa e non un ordine che possiamo imporci. Un vuoto, cosiddetto, che in realtà è un pieno di artistco vuoto. In altri termini: se pensiamo al bicchiere da cui stiamo bevendo non gustiamo l'acqua, ma se pensiamo a tutt'altro rischiamo addirittura di strozzarci.

L'attenzione serrata nei confronti della composizione letteraria, dell'espressione, ecc. ricorrono normalmente nelle opere minori degli artisti, mentre è l'elemento semioscuro, tra ponderato e imponderato, che normalmente comporta la cifra magistrale. Una forma di oscurità compresa, non completamente illuminata dall'artista  ma la cui luminosità arriva ad illuminare la sua opera. Quel qualcosa che nemmeno l'artista sa bene, né da dove sia venuto, né cosa voglia dire in ogni sua parte, ma che è venuto certamente perché in quell'opera corpo e mente sono fusi, pratica e teoria sono unite. Si portrebbe quasi dire che il poeta riesce a dare alla luce, con lucidità, qualcosa di oscuro. La mamma ha coltivato bene il nascituro dentro di sé, lo ha ascoltato, lo ha visto nei suoi sogni... lo partorirà come un sogno oscuro quindi, ma anche come un essere carnale che la luce e l'aria faranno piangere. Nel tai chi, pensare al movimento successivo è dilettantesco, ma il non pensare alle "mosse" che abbiamo imparato è presunzione arida ed errata. Se non pensiamo alle mosse non siamo lucidi nell'arte, se però crediamo di sapere (in quanto l'abbiamo già pensato le mosse negli anni precedenti, quando eravamo dilettanti) perdiamo il piacere e la visione; da qui l'aridità e l'errore che dicevo.  In queste condizioni la via del sapere è già chiusa, e rischiamo di restare o dilettanti, o aridi, in eterno. La nostra costante ansia di conoscere, fusa alla nostra abilità di conoscitori, sono come Jin e Jang in equilibrio. La nostra difficoltà espressiva, fusa alla nostra abilità espressiva sono generalmente la rivelazione stessa del mistero artistico mentre si compie. Il maestro che insegue, che cerca, che corre dietro alla sua preda figurativa senza mai afferrarla con precisione e abilità estreme e matematiche fa sì che la cosa resti avvolta nel mistero pur essendo rivelata. Se è davvero un maestro sa afferrare una zanzara con due bacchette cinesi? E magari senza ucciderla? No. E' ridicolo. E' ridicolo come gli ultimi film di arti marziali in cui i maestri volano sui tetti. Sul piano marziale sono errati, dato che come ho detto fin qui è nell'umiltà e nella realtà del corpo dell'artista che avviene l'arte, non nel perdere l'umile e reale forma umana per acquisire quella di un supereroe o di un volatile. Altra cosa, invece, è riuscire, fuori dagli effetti speciali del cinema, a compiere il volo restando umani.  Nel suo libro il maestro Cheng Man Ch'ing racconta di un anziano maestro di tai chi che volava tra gli alberi, ed egli lo ha visto coi suoi occhi.



Sotto questa luce, il perché Whitman abbia intitolato la sua più grande raccolta poetica "Fili d'erba" mi è chiarissimo. "Il soprannaturale non è che il naturale rivelato" dice Emily Dickinson, e guarda caso questa immensa rivelazione si riduce sempre a una piccola cosa umile. Più conquistiamo con pratica e fatica il sublime, il superiore, l'alto, il sacro, il difficile, l'impossibile, chiamiamolo come vogliamo, e più ci rendiamo conto che questo consiste nel poco, nel piccolo, nell'infinitesimo. E si dà maggiormente nella volontà di non dirlo, di non rivelarlo, di coltivarlo nell'intimo, nel quotidiano.  Il filo d'erba è come il verso rastremato. Il volo tra gli alberi è così naturale, se ci pensiamo. E quando l'uomo riesce a volare, perché dovrebbe correre in televisione a farlo vedere a tutti?


Ma se il piccolo diventa grande, se il quotidiano diventa l'assoluto, se l'erba diventa sacra, allora significa che il maestro che ha appreso tutto questo è  proprio come un bambino davanti ai mostri, quando si confronta con gli atti dei mediocri e dei violenti. Sarà per questo che gli atti dei violenti mi sconvolgono molto più di ieri? Significa forse che i maestri sono persone che  per sensibilità diventano sempre più fragili? Forse sì, ma ancora non posso dirlo, ne riparleremo fra tre anni.      Oggi posso solo dire che i grandi artisti creano dei fatti inossidabili, che somigliano a dei sassi. Quello che in realtà partoriamo, se siamo grandi artisti, sono dei sassi. Umili ma inscalfibili prodotti. Sì perché la vera arte è coriacea e incomprimibile, e come sasso anonimo viene lanciata nel mondo; e un domani, quando non dovremo più offrire nulla di masticabile alla bestia del mercato, la vera arte sarà un sasso rivelato, quel diamante nella scarpa di molti che non sarà più scomodo a nessuno. 


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