La poesia e la videopoesia (Nascere umani)

Era l’anno 2010 d.c. quando sono stato preso da una forma di poesia che si staccava dalla carta e dalla scrivania-camera-casa del poeta per darsi in modo nuovo e con maggiore determinazione verso il mondo, per mezzo di immagini in sequenza e della mia voce, tramite il media di internet e “azioni di poesia”. Sembra passato molto tempo da quel 2010 d.c., ma se è così per me, in quanto essere vivo, non lo è per la morta Italia.Uso il riferimento al calendario cristiano solo per sottolineare l’importanza del tempo, dato che, essendo io un essere spirituale, detesto naturalmente ogni religione costituita. Il riferimento temporale ci serve a pensare: un’intera storia di millenni è ormai trascorsa – fino al punto di non essere neanche più percepita… in questo Paese storicamente morto. Morto di una morte tutta italiana sebbene anche con regie e guide estere, come vedremo nel proseguo di questo blog ( ma chi vuole può disertare questa lettura e volare subito al mio video I demoni del denaro https://youtu.be/hFOSNHe4rNk) – Il tema della morte italiana è il motivo di questo blog e lo argomenterò in modo più articolato e circostanziato possibile per mezzo di questo blog nato apposta per guardare tale morte in faccia e, possibilmente, distruggerla. Questa morte italiana è infatti il principio di tutto. E’ la matrice di un italiano che non accetta di morire; che afferma la propria vita crescendo come feto da una madre assassina; che infine non mangia la propria vita come un comune cannibale italiano (l’italiano medio è un cannibale); che non divora dunque, da uomo, la propria sopravvivenza, da artista, la propria arte, ma cerca di forgiare nuova vita e nuova arte (da cui il nome di Poetainazione, nato “da una donna morta”, come direbbe Pasolini). Nel mio caso umano e artistico, questo italiano e poeta non morto dà luogo, nell’anno 2010 d.c., a una forma “nuova” di poesia e di azione: la poesia in azione. Ne tratterò qui, forse un po’ ottimisticamente, come di una seconda vita, ma non sono proprio sicuro che lo sia. Per esserne sicuro dovrei essere sicuro di essere vivo, dovrei sentirmi vivo veramente e con prove alla mano; oppure dovrei essere giudicato da qualcuno che sia vivo veramente, ma chi lo è di voi? Fatto sta che un altro poeta al posto di quello obsoleto del 1900 e degli inizi del 2000 è nato, nel tempo. Siamo dunque tornati al tempo. Ma il riferimento temporale è comunque una convenzione, come lo è diventata quasi ogni cosa istituita in questo Paese. Lo stesso Stato italiano, la stessa democrazia, la stessa religione da cui ricaviamo il calendario e moltissime altre cose istituite di cui “viviamo” da decenni. Nel tempo della morte italiana molte cose sono diventate convenzionali, molte altre fanno troppo presto a diventarlo, e se volete seguirmi in questo viaggio macabramente chirurgico molte di queste cose le osserveremo e le discuteremo insieme, se vorrete controbattere. Il blog nasce naturalmente per questo, per tessere un dialogo. Solo con il dialogo possiamo inchiodare questo tipo di morte. Ma dovete avere la forza di leggere, di concentrarvi, di pensare, di interrogarvi. E soprattutto dovete avere la forza di essere vivi.

Insomma, anche per poter dire che siamo morti dobbiamo collocarci nel tempo, riferirci a qualcosa di passato. In un momento privo di storia e traboccante di suggestioni pseudo-storiche provenienti da fonti infinite ( i primi esempi che mi vengono sono La lega con i suoi scudi crociati, i libri premiati al Campiello 2015, il film Vincere! di Bellocchio…), la mia intenzione non è certo di associarmi a questo falso. La storia non esiste più, è un’altra defunta in questo panorama di spicciola e squallida cronaca. Creare o aggiungere suggestioni in questo senso sarebbe come associarmi a una banda di delinquenti (politici, produttori, editori) o a una massa di nostalgici (gli elettori della Lega, gli spettatori immedesimati, gli scrittori premiati, i registi). Tra le rovine dell’attuale civiltà italiana cosa si salva? Questa è certo una domanda sensata, a cui proprio la morte offre un senso, e nelle videopoesie che fra poco vedrete – con cui rinasce il poeta – c’è infatti la morte italiana ma anche la vita italiana, o meglio una forma di vitalità sopravvivente. Nelle due videopoesie All’Italia abbiamo sia le rovine civili romane antiche sparse per l’Italia di oggi: gli obelischi, gli archi trionfali, i tanti monumenti, sia le rovine civili italiane odierne: la televisione, i vip, le banche, le merci. E abbiamo la nostra passata civiltà: contadini, pastori, operai, sottoproletari, insieme con altre forme di civiltà e vitalità definitesi in questi ultimi decenni: immigrati, clown dottori, figure grottesche di poeti ( il cui padre è forse Ginsberg?).

Ma tutto questo, alla fine, è come avvolto dalla nebbia, anzi, è parte stessa della nebbia. Anche le rovine più solide, infatti, se da una parte esistono e resistono quali esseri di pietra, da un’altra parte sono come sperse e spente, erose proprio in quel loro senso meno concreto che ci interessa di più: la nostra civiltà, la vita del nostro popolo, la verità della nostra gente, la nostra memoria, la nostra storia, la forza della nostra presenza. In tal senso queste rovine non sono più solide di quei fantasmi che vorticano sui sentieri di campagna, non altro che foglie morte e polvere sollevate dal vento. Una grossa nuvola di polvere è il Colosseo, e non è Paestum con i suoi mosaici e i suoi smangiati muretti rossicci più solida di un banco di nebbia. Tutte cose diventate convenzionali e nebulose, suggestioni obsolete, temporanee, quando ci spingiamo (a forza) ad ammirarle, a visitarle. Tutte rovine mantenute dai restauratori; altra parola obsoleta, figlia della restaurazione, amica della conservazione – ma cosa conserviamo se ogni tempo qui è morto? Conserviamo un valore artistico; per chi? per gli storici che compilano libri?. Teniamo un valore storico, per chi se la storia è caduta? Un valore simbolico, un segno; ma per quale simbologia, quella moderna?per quale semiotica, quella del consumismo? E infatti ci accorgiamo, passata la visita, conclusa la passeggiata, scattata l’ultima fotografia, che tutto ricade nell’oblio di sempre, sia per i giapponesi raggruppati, sia per gli americani arrampicati sul monumento che urlano cheese, sia per noi che non siamo più una cultura diversa da quella, e forse, più di loro, non siamo più.

Nella mia immaginazione si determina tuttavia un parallelo tra il Colosseo coi suoi giochi antichi (i cristiani sbranati dai leoni) e le rovine della nostra civiltà attuale. Tra le pietre aride del Colosseo imbevute di sangue lucente( i cristiani spirituali, non ancora resi convenzionalmente aridi dal potere religioso) e la morte generale dell’Italia, in cui un potere più materialista, pratico e ignorante di quello romano domina oggi.

Nell’Italia del 2010 ho concepito così la mia prima videopoesia, Nascere umani.

Qualche notte fa un poeta fecondato nell’Italia feroce è uscito dal testo. Forse mostruoso o forse solo naturale ciò che è nato è qui, da oggi stabilmente nel mondo. Nei prossimi giorni vedremo altre sorelle “Videopoesie”* nascere, le acque ormai sono rotte! Dalla notte tenteremo prima di farle arrivare al giorno poi di farle marciare, infine cercheremo di farle volare. Il vagito proclamato dovrebbe crescere in poetica bestemmia, se questa Italia non chiede altro che essere bestemmiata. E tutto questo affinché, smessa ogni bestemmia, finalmente ti potremo cantare, Italia che non chiedi altro che essere cantata.

Nascere umani – videopoesia (su youtube)https://youtu.be/SNmBvuR46jo

Born human – the videopoetry translated in english https://youtu.be/L8QcW_T3np0

NASCERE UMANI

Le “sorelle Videopoesie” (su youtube) sono queste: All’Italia Iª parte -videopoesia https://youtu.be/VyfSIFtzSbI

All’Italia IIª parte – videopoesia https://youtu.be/-NZyHD90DZQ

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