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Aggiornato il: mar 27


Il cuore


Dopo giorni

nell’inferno di questa Patria

che ormai si è dichiarata

“emergenza siccità”

la poesia è venuta


Una goccia o due

versate in questa notte,

irregolare precoce pazza puerile

solenne tragica rugiada

su questa radice che io sono,

mezzo americano

sognante l’West,

patata o fagiolo che sono

diventato, seminato da Thoreau


Fagiolaccio

allungato e crespo

sporco e vecchio

tra erbacce e suolo patrio

letto crespo

di lenzuola lise e sudate

così ingente d’ogni forma d’acqua

povero di versi e d’aria, assetato

eppure così acquoso

come Tantalo

poiché così è l’inferno


Con un ventilatore

cerchiamo risarcire

corpi bruciati e persi,

perché questo siamo

e i corpi ne sono parte


Letti di sudore

raccoglitori di spoglie

gialle tombe o dal colore

pastello capace, autoinganno!

momento felice del borghese

che in questo momento

consuma la sua vita intera,

finché le lenzuola si lacerano

sotto i nostri ansimi e scoprono

i materassi di piscio nero


Dal cuore balordo

una goccia

d’acqua salmastra,

o sia pure dolce,

residuo di qualche mare

o antico fiume

o infuso di cicuta,

che però è subito asciutta

nel giorno che segue,

ché più intima della nostra poesia

è la nostra burocrazia, più forte!

Borghese o nazista o gesuita

dominio di razionalità,

eppure la sua buona facoltà

di bagnare e ancora dissetare

perché così è la poesia

quest’unica goccia ce l’ha


Goccia

fresca meravigliosa

che moltiplica in rivolo

e per addestramento di sé

poi ingrossa, destra

a dare un reggimento di versi,

non uno solo!

a risarcire, perfino a colmare

una Patria intera

e poi l’intera assenza d’Umanità,

in una notte sola.




***





Gli occhi servono a leggere o prevalgono molto più importanti?

– vedo certi flaccidi dotti riunirsi in brutte Università,

scrittori alzare appelli verso il proprio Editore (BUR),

occhiali televisivi e lenti spesse d’ufficio –

Va bene, torniamo alla domanda:

sono più importanti i tuoi occhi che leggono

beatamente in una notte chiara o nera

quando una lucetta alleata e amica

pian piano negli anni ti ama e ti acceca,

oppure sono più importanti i libri ?

Shakespeare e tutti i migliori poeti,

Dante, Goethe, Ginsberg, Emily


Lo spirito vola, l’anima è bella e il corpo bruto sta a terra?

– i corpi dei preti non sono meno insignificanti

dei corpi di quegli scrittori e di questi burocrati bancari (BCE)

panciuti o consunti, nessuna conquista d’armonia –

E se torniamo alla domanda:

è più importante questo buio spirito

da prete incallito nei millenni,

da bancario, da impiegato d’ufficio assoluto

come Heichmann, del tutto privo di corpo,

o piuttosto l’anima esiste ed è buona

solo se è una lotta del corpo?

Michelangelo e tutti i corpi che lottano,

maratoneti, scalatori, apneisti, atleti




***




Il Dolore vero

di cui la piccola patria è parte

è una planetaria mancanza

è mondo

ma nessuno ha dichiarato

“emergenza dolore”


Dal dolore viene la mia Rabbia,

si dispone come freccia

su corda d’arco

e non c’è bisogno di toccarla

basta tirare la corda

con due dita inguantate


Perché la Rabbia è cosa fine

quando viene da fine Dolore

e insieme ci consegnano un arco

da toccare coi guanti




***



La rabbia. Sono noto per la mia collera.

Famiglia, amici, clienti, passanti,

il mio condominio, quello di fronte al mio…

chi non ha detto “lascialo perdere quello”.

Un giorno danzavo nell’erba, ché tutti i giorni

per un’ora m’alleno nel tai chi, nello squallore

dei giardini romani gonfi di mozziconi e vetri

e tappi di birra, tra le erbette non curate

depresse fino alla radura indicibile, urtante!

“Quello è pazzo e si vede pure che è pazzo”

disse quella col cane contro cui urlai.

“Quello mi ha sputato”, disse al suo ragazzo,

e infatti è vero: le sputai, col sangue agli occhi,

quando dal mio dao silenzioso come pianta

mi forzò nel suo dao rumoroso di padrona

urlante più del suo cane. Fu un grande scontro:

civiltà del rumore contro civiltà del silenzio.

Cani, figli piccoli, ragazzi stupidi, adulti feroci,

automobili, allarmi, moto che rombano,

operai che demoliscono, camion che nettano

i secchioni, autobotti col cemento, autospurghi

e poi l’ultimo drogato, l’ultimo alcolizzato romano,

l’ultimo urlo di un presunto padrone del silenzio.

Ma il silenzio non è tuo, è mio! Così è per natura.

La natura me lo ha consegnato, il silenzio,

come a un uccello, a una cicala, all’ultimo grillo padrone.

La stessa natura che al ventenne stupido col nasone

e cogli occhiali ha così presto tolto qualche grado,

mentre io ho così buona vista e quasi tutti i capelli neri.

Io animale di quest’Eden attraversato da carri armati,

io che imito la tigre e la gru ma senza emettere verso,

io che mi torco, nel paradiso più assurdo mai esistito,

e salto nell’erba e sbuffo e sbatto il piede sulla terra,

sull’intero pianeta, tra mozziconi di nera civiltà,

con la mia rabbia pura, bianchissima, nera.

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